Il Design italiano

Il Design italiano

Al giorno d’oggi, quando si pensa al design italiano, vengono subito in mente oggetti di arredamento divenuti delle vere e proprie icone di stile ed eleganza. Ma non tutti sanno che il design nacque dal settore dei trasporti come bisogno per diversificarsi dalla concorrenza estera. Nonostante il decollo industriale del periodo giolittiano a cavallo del 1900, il quadro dell’industria internazionale era talmente consolidato che era impensabile immaginare un’affermazione dell’Italia in questo settore. Dunque, intorno al 1910, l’Italia si inventa un asse portante alternativo, ovvero quello auto/aereo. Una delle caratteristiche del design italiano fu quindi la ricerca e sperimentazione in un quadro di diversificazione tipologica, andando anche “fuori mercato” rispetto alle prassi internazionali del settore. È in questo periodo che nascono la FIAT (1899), la Lancia (1908) e l’ALFA (1910).

I primissimi arredi per la casa nascono dalla penna di alcuni futuristi che, cavalcando le linee rapide del periodo, disegnano sale e camere che sembrano uscite dalle tele degli artisti capisaldi di questo movimento. Un abitare svelto con costruzioni semplici e veloci.

Periodo pre seconda guerra mondiale

Nel 1922 nacque il movimento artistico Novecento, formatosi intorno al salotto di Margherita Sarfatti. Questo movimento artistico riguardava principalmente la pittura, ma ben presto andò ad influenzare la progettazione d’interni e di pezzi d’arredo. Tra gli esponenti di questa corrente troviamo gli architetti Giò Ponti, Giovanni Muzio, Giuseppe De Finetti, Alberto Alpago Novello.

Nel decennio tra il 1930 e il 1940 il mobile in tubo cromato curvato venne assunto quale immagine di rinnovamento anche degli ambienti domestici. Tuttavia, la produzione di mobili in metallo rimase circoscritta a pochi esempi d’autore a causa, principalmente, del costo di realizzazione, che era il doppio rispetto ai mobili in legno. Inoltre, nel 1937 fu vietato l’impiego del legno, che sviluppò l’impiego delle leghe di alluminio più facilmente reperibili.

Restando invece nel settore meccanico, ebbero significativi sviluppi la Olivetti nel campo delle macchine da scrivere, la Magneti Marelli nel campo dei materiali elettrici e le prime radio, e la Necchi per le macchine da cucire. In particolare nel 1935 nacque la Olivetti Studio 42, opera di Ottavio Luzzati, degli architetti Figini e Pollini e dell’artista Xanti Schawinsky, che cambiò radicalmente la forma della macchina da scrivere, sviluppandone il corpo in orizzontale e creando un prodotto meno voluminoso da utilizzare a casa come in ufficio.

Questi anni segnano anche uno sviluppo del disegno delle radio, partendo dall’essenziale mobile radio grammofono di Figini e Pollini del 1933 all’apparecchio in vetro di Franco Albini del 1938, passando dal radioricevitore 547 a cinque valvole disegnato per Phonola da Luigi Caccia Dominioni, Livio e Pier Giacomo Castiglioni, presentato alla VII Triennale di Milano.

Periodo 2° dopoguerra

E’ al termine della Seconda Guerra mondiale, quando la consapevolezza di doversi risollevare per poter cancellare tutto ciò che il conflitto ha portato di negativo, che il design italiano inizia a svilupparsi ed affermarsi. Questa rinascita avviene in Italia in primo luogo nel campo dei trasporti: non si può certo puntare ad auto di lusso, ci si indirizza quindi a mezzi di trasporto. E’ proprio in questi anni che nascono quattro icone intramontabili come la Vespa di Corradino D’Ascanio, la Lambretta di Torre e Pallavicino, la Fiat 600 prima e la Fiat Nuova 500 dopo entrambe di Dante Giacosa.

Nel campo del mobile sono da ricordare le aziende Azucena e Rima. Della prima ricordiamo la sedia Catilina di Caccia Dominioni che riprende il concetto del voler riprendere qualcosa appartenuto al passato riadattandolo. La rinascita avvenuta negli anni successivi alla guerra porteranno anche la nazione italiana al “boom economico”, a quel periodo che ha determinato arricchimento e benessere sociali diffusi. Il design italiano quindi seppe bene inserirsi in questo quadro sociale ed approfittarne specie nell’ambito della produzione di oggetti in plastica. Ci sono molte generazioni di designer che si sono occupate di mobili a partire dagli anni 50. Molti non si rifanno ad una corrente particolare ma lavorano individualmente, altri invece fanno capo a delle tendenze. Marco Zanuso, che lavorerà a lungo affiancato dal tedesco Richard Supper, si rifà al razionalismo. Marco Zanuso realizza la poltrona Lady per Arflex importando in una seduta la tecnologia impiegata per realizzare l’imbottitura delle sedute automobilistiche. Tra i progetti da ricordare annoveriamo la sedia “Superleggera” di Gio Ponti per Cassina realizzata in faggio e paglia, materiali giustificano quindi il peso ridotto.

Gli anni ’60 e ’70

Negli anni ’60 inizia a definirsi anche una nuova generazione di designer: De Pas, D’Urbino, Lo Mazzi si affiancano alla generazione di Zanuso, Aulenti, Bellini, Giuggiaro. Ci si inizia a dedicare alla progettazione degli impianti stereo, uno dei primi è il RR126HF progettato dai fratelli Castiglioni per la Brionvega; di questa stessa azienda è la radiolina TS502 progettata da Richard Sapper e Marco Zanuso, due designer che hanno sempre impostato i loro progetti sulla linea razionalista. Sempre di Sapper e Zanuso è il telefono Grillo che, nonostante abbia ancora dimensioni considerevoli, prelude al concetto di telefono elettronico, pieghevole e compatto. Nel 1954 Zanuso e Supper propongono alla Brionvega il televisore Algool particolare perché lo schermo è rivolto verso l’alto per cui può essere posto tranquillamente sul pavimento senza necessitare un mobile che lo contenga.

Gli anni Sessanta e Settanta sono anche gli anni durante i quali nascono movimenti di design ispirati alle contestazioni e ai movimenti delle avanguardie artistiche contemporanee di quegli anni. La Pop Art di Andy Warhol ed il New Dada in particolare sono movimenti artistici che vogliono estraniare dall’ originario contesto oggetti tipici della società dei consumi dando loro una nuova vita estetica. Nel design quindi si iniziano a riproporre oggetti, parti di oggetti o materiali in ambiti differenti da quelli in cui vengono impiegati abitualmente.

Ricordiamo, per quanto riguarda l’influenza della PopArt: la poltrona gonfiabile Blow di De Pas, D’Urbino, Lo Mazzi per Zanotta; la poltrona Joe di De Pas, D’Urbino, Lomazzi, una poltrona fatta in cuoio dalle sembianze di un guantone da baseball; la poltrona Sacco di Gatti, Paolini, Teodoro che non ha una forma propria ma, essendo costituita da pallini di polistirolo, si adatta perfettamente alla posizione che ogni fruitore vuole assumere.

Anche la lampada Toyo della Flos nasce da questo tipo di metodologia: viene impiegata una canna da pesca, per il basamento un trasformatore e il faro no è altro che quello di un’automobile. Tre pezzi già esistenti assemblati fanno l’oggetto d’uso, un oggetto d’uso anche di grande successo.

Gli anni sessanta e settanta vedono un pieno sviluppo del design italiano. Vengono introdotti nuovi materiali nel settore del furniture design, come il poliuretano e le plastiche polimere; questi nuovi materiali permettono di passare dalla produzione dell’arredo in bottega ai ritmi seriali della fabbrica.

In questo periodo troviamo il vassoio Putrella di Enzo Mari (1958) e il Calendario Timor (1967), la lampada Chimera, disegnata da Ernesto Gismondi nel 1966 per l’azienda da lui fondata due anni prima Artemide, la lampada Giova disegnata da Gae Aulenti per FontanaArte, la libreria Grifo, di Enzo Mari, disegnata per Gavina e assemblabile all’infinito (1966); citiamo altre opere di Mari più recenti, quali il tavolo Frate (1973), il divano Daynight (1971), la sedia Box (1971).

Nascono negli anni sessanta anche opere che Ettore Sottsass disegna per Olivetti, come il computer Elea (1964), la macchina da scrivere Tecne 3 e la macchina da scrivere portatile Valentine (1969).

Nel 1965 Achille e Pier Giacomo Castiglioni progettano il sedile Allunaggio. Nel 1958 Afra e Tobia Scarpa iniziano a lavorare nel campo dei vetri di Murano. Nel 1960 disegnano il divano con struttura in legno Bastiano per Gavina e il letto di metallo Vanessa. Altri loro progetti sono i divani Coronado (1966) ed Erasmo (1973) per B&B e la lampada da terra Papillona per Flos (1975).

Nel 1971 Cini Boeri disegna il divano Serpentone per Arflex, un divano composto da lamelle stampate in poliuretano accostate l’una all’altra. Il 1987 è invece l’anno della poltrona di cristallo Ghost (sempre di Boeri) disegnata con Tomu Katayanagi per Fiam.

Nel 1972 Emilio Ambasz organizza al MoMA di New York la mostra Italy: The New Domestic Landscape. Achievements and Problems of Italian Design, dove vengono esposti arredi, televisori, radio, giradischi e lampade. In questa occasione nasce la Kar-a-sutra di Mario Bellini, che diventa il prototipo di ogni successiva monovolume. Ma la mostra del MoMA segna la fine del design italiano policentrico, che andrà invece ad affermare il suo primato nell’arredo andando ad identificarsi, negli anni successivi, con il forniture italian design.

Dagli anni ’80 ai 2000

Ormai realizzare buoni prodotti non bastava più: diventò necessario spettacolarizzare l’immagine aziendale. È così che nascono cataloghi e pubblicità che spesso tentano di trasformarsi in veri e propri magazine sul modello di Colors di Benetton curata da Oliviero Toscani.

Nel 1985 Enrico Baleri introduce il designer parigino Philippe Starck (il più noto designer di fine millennio) ad aziende come Driade, Flos e Kartell. E Driade sarà tra le prime aziende italiane del forniture design, insieme a Baleri Italia, a darsi un carattere internazionale grazie ai contributi di designer di tutto il mondo. Sono di Starck la lampada Ara del 1988 disegnata per Flos e lo spazzolino per Fluorcaril del 1989.

Sono degli anni ottanta la poltroncina Doralice di Paolo Nava (1980), le sedie Teatro (1984) e Milano (1988) disegnate da Aldo Rossi insieme a Luca Meda, la sedia Tonietta di Enzo Mari (Compasso d’oro 1985), la lampada Costanza di Paolo Rizzato disegnata nel 1986 per Luceplan, il tavolo in marmo Rilievo del 1988 di Aldo Rossi e il servizio di posate Nuova Milano disegnato da Ettore Sottsass per Alessi (1987 – 1990), solo per citare alcuni esempi di design di questo periodo.